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Il secondo chakra, Swadhistana chakra. In sanscrito swadhistana significa dolcezza.
Il secondo chakra è il centro delle sensazioni, del sentire, delle emozioni, del piacere, dei legami, dell’intimità, del movimento e del cambiamento.
Il diritto legato a Swadhistana chakra è il diritto di sentire e l’elemento associato a questo chakra è l’acqua. Se lavorando con il primo chakra cerchiamo stabilità e radicamento, con il secondo chakra lavoriamo sul lasciare andare, sulla percezione e sul movimento. Movimento inteso come tale e come movimento verso il piacere.
Il piacere ci porta a vivere pienamente il momento presente, a prestare attenzione ai nostri sensi, a rilassarci su ciò che provoca stress, ci rende più entusiasti verso le nuove richieste e verso i cambiamenti.
La nostra società identifica il processo di maturità e di crescita con la capacità di negare il piacere: quando diventiamo adulti ci viene detto di lavorare sodo, lasciare da parte i nostri piaceri, di negare o controllare le nostre emozioni.
Quando il piacere viene negato, perdiamo il diritto ad esso; negando i piaceri primari, emergono quelli secondari come il piacere di bere, di fare uso di droghe, il mangiare in maniera eccessiva o l’esagerazione sessuale.
Tuttavia, questi piaceri secondari non soddisfano quelli primari per cui ne desideriamo sempre di più, fino a diventarne dipendenti. Questo ci porta ad una fame infinita di benessere, che non viene mai veramente soddisfatta.
Un piacere dato da una dipendenza porta a desiderarne ancora; un piacere sano arreca soddisfazione.
E così, i nostri piaceri vengono regolati dal senso di colpa e trattenuti con conseguente rigidità del corpo ma anche dei nostri pensieri.
La colpa è il demone del secondo chakra: se mi sento in colpa per quello che sto facendo, per quello che sto mangiando ecc non ne posso gioire pienamente, ne farne piena esperienza.
Il senso di colpa tende a polarizzare la personalità che sarà caratterizzata da un atteggiamento del tipo o/o. Così facendo ci si ritrova spesso bloccati in scelte bianco o nero, senza pensare all’infinita gamma di sfumature esistenti.
Quando vi capita di trovarvi bloccati in una visione estremista, prendetevi un momento di pausa e domandatevi per che cosa vi sentite colpevoli.
Ovviamente esiste un sano senso di colpa che ci permette di analizzare i nostri comportamenti prima, durante e dopo le nostre azioni. In questo modo, il senso di colpa ci consente di diventare consapevoli dei nostri limiti e di ciò che è necessario cambiare.
Quindi, possiamo dire che il senso di colpa è un maestro quando ci guida, ma quando diventa eccessivo, abituale e tossico viene considerato un demone.
Lavorare sul senso di colpa
Per prima cosa bisogna esaminare le forze che hanno influenzato le nostre azioni in un determinato momento. Solo in questo modo possiamo cambiare il comportamento presente che ci fa sentire in colpa.
Di seguito alcuni spunti per lavorare con il senso di colpa:
Se il senso di colpa per comportamenti come ad esempio il dedicare tempo a se stessi o il dedicare del tempo a qualcosa che vi piace e vi fa star bene continua a “darvi fastidio” ponetevi queste ulteriori domande:
Recuperare il nostro diritto di sentire aiuta a curare il secondo chakra e per riappropriarci di questo diritto dobbiamo rimuovere il senso di colpa che blocca le nostre sensazioni.
Le emozioni sono i precursori dell’azione, ma se l’azione è pericolosa o ci fa paura, sarà difficile che l’emozione ad essa collegata fluisca.
Quando l’emozione si accumula senza essere espressa o scaricata, crea un eccesso emotivo; per incanalare e contenere la forza emotiva si può ricorrere al movimento o ad attività appropriate (in questo caso va benissimo lo yoga).
La liberazione emotiva non è sempre consigliabile, ad esempio quando una persona è ancora troppo debole, non stabile e insicura. In questi casi più che lavorare sulla liberazione emotiva si può lavorare sul controllo ossia non agire immediatamente in base ad una sensazione, ad un desiderio o ad una necessità. Se ad esempio quando ci sentiamo ansiosi siamo soliti bere o fare uso di sostanze, diventiamo dipendenti da quelle attività e non comprenderemo mai l’ansia, ne riusciremo a risolverla. Se, invece, impariamo a controllare l’ansia, riusciremo sicuramente a gestirla.
Per controllo non si intende un comportamento rigido nei confronti di un’emozione o di una situazione, ma si tratta della focalizzazione dell’attenzione sul processo delle emozioni o delle nostre azioni.
Ad esempio, come accennato sopra, se provo ansia, piuttosto che uscire e andare a bere per evitare di stare con quell’emozione, l’accolgo, cerco di capire per quale motivo sto provando ansia e dove la sento nel mio corpo, cerco di fare dei respiri profondi per calmare il mio sistema nervoso.
Un secondo chakra in buona salute ha la capacità di espirare e di tenere sotto controllo le emozioni in maniera appropriata.
Controllare vuol dire anche accumulare l’energia necessaria alla trasformazione, piuttosto che disperderla.
“E-mozioni sono energie in moto. Se non vengono espresse l’energia viene repressa. Poichè è energia deve andare da qualche parte. L’energia emotiva ci muove, come fa tutta l’energia…Negare l’emozione significa negare il fondamento e l’energia vitale della nostra vita” John Bradshaw
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