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Terzo Chakra: la gestione del potere

Published by Flavia R. Pinto on 5 Febbraio 2021
Categories
  • Yoga
Tags
  • chakra

Il terzo chakra, Manipura chakra. In sanscrito Manipura significa gemma luminosa.  Il terzo chakra è il centro dell’energia, dell’attività, dell’autostima, dell’individuazione, dell’autonomia e della gestione del potere personale.

Ma che cos’è il potere? Dove lo troviamo? Come lo usiamo e perché ne abbiamo bisogno?

Nella nostra società il termine di potere si riferisce al “potere su” basato sulla lotta o sull’opposizione, in cui c’è sempre qualcuno che vince su qualcun altro. 

Lo stesso concetto vale nel mondo interiore: riteniamo che sia giusto combattere le parti di noi che meno ci piacciono, le cosiddette “parti ombra”. Tuttavia, questo non fa altro che creare una frammentazione piuttosto che un’unità e depriva il nostro sistema di energia. 

La sfida del terzo chakra consiste proprio nel ridefinire il nostro modo di considerare e controllare la forza che è dentro ognuno di noi. 

Perciò, la nuova definizione di potere deve essere basata sul concetto di trasformazione. La trasformazione e il potere non si creano rimanendo fermi ma, piuttosto, dalla volontà di lasciare la nostra zona di comfort, ciò che per noi è conosciuto, per andare verso l’ignoto.  Quando incontriamo una sfida, questa ci rafforza, portandoci a crescere. 

Quindi, dobbiamo avere la volontà di evitare la passività, di abbandonare il modo in cui le cose sono sempre state, trasformare le nostre abitudini e lasciare ciò che è familiare per affrontare e confrontarci con l’incertezza. 

L’autonomia è un traguardo necessario del terzo chakra. Essendo tutti i chakra connessi tra loro, senza l’autonomia, l’amore del chakra del cuore sarà caratterizzato più da un bisogno che da una forza o un reale sentimento. Una relazione, dunque, sarà equilibrata quando le persone coinvolte sono esseri separati con una propria individualità. 

L’autonomia è fondamentale per la responsabilità personale. Se non riusciamo a percepirci come esseri separati, non riusciremo ad assumerci le nostre responsabilità rimanendo passivi e lamentandoci di fronte agli eventi. Quando invece tendiamo ad attribuire la colpa a qualcun altro non possiamo far altro che aspettare che quello cambi.

Se, invece, siamo radicati nella nostra autonomia, riusciamo ad assumerci la nostra responsabilità e a poter operare un cambiamento. 

Il potere è la capacità di operare dei cambiamenti ed esiste per un motivo ben preciso: la trasformazione. Avere il coraggio di vivere in modo autentico, questo si intende per potere. Più osiamo assumerci dei rischi, porre in discussione o resistere alla pressione di andare contro i nostri sentimenti, più diventa facile. Infatti, il potere nasce quando siamo disposti a compiere degli errori, ad assumercene la responsabilità, imparare da essi e correggerli. 

La vergogna

La vergogna, invece, è il demone del terzo chakra. Maggiore è la vergogna, minore è il potere.  Le persone legate alla vergogna si sentono bloccate ed hanno la tendenza ad ascoltare molto di più i loro pensieri, soprattutto quelle voci interiori che ricordano loro quanto siano inadeguati e senza valore, piuttosto che i loro istinti. 

La vergogna fa collassare il terzo chakra, l’intero torso è infossato nel mezzo, restringendo la cavità toracica, riducendo la respirazione e costringendo la gola.  Per via di questo collasso la testa si trova fuori allineamento con il resto del corpo, spostando dalla colonna centrale del corpo il sesto e il settimo chakra che corrispondono alla percezione e alla comprensione. 

In questo modo, i pensieri e le percezioni sono spesso in dissonanza con la realtà del corpo. Ad esempio, la mente può cercare di controllare il corpo ignorando i messaggi di richiesta di cibo o di riposo e negando le necessità emotive. 

La vergogna crea un blocco tra la mente e il corpo. Dal momento che il terzo chakra è in stretta connessione con lo sviluppo dell’ego, il senso di vergogna e il senso di sé si fondono. Il bambino non considera le sue azioni imperfette, ma se stesso. Qualunque errore farà non farà altro che rafforzare questo suo convincimento. Di solito, tendiamo ad adeguare il nostro comportamento al concetto che abbiamo di noi stessi e così, terrorizzati dal commettere errori, non ci avventuriamo all’esterno e ci manteniamo limitati, alimentando ancora di più il nostro senso di inferiorità.

Considerandoci incapaci di poter riuscire, fuggiamo dalle situazioni e così facendo proviamo a noi stessi che non potevamo riuscire. 

Quando prevalgono vergogna o dubbio si distrugge l’autonomia e quindi cresciamo essendo definiti e controllati dagli altri.

Se, ad esempio, ad un bambino viene negato il diritto di agire o di affermare se stesso come essere autonomo, attraverso punizioni, vergogna o eccessivo contollo, la sua autonomia verrà soffocata e il processo di individuazione si bloccherà in una forma di sottomissione. 

Quello che ne consegue sarà un comportamento caratterizzato dalla capacità di trattenere (situazioni, oggetti, sentimenti…) in modo molto rigido o di lasciar andare troppo facilmente. 

È importante che ognuno di noi coltivi la propria autorità interiore che gli permetta di organizzare e focalizzare la propria energia personale in una volontà efficace. 

Fin da quando siamo bambini questa parte interna della personalità viene formata da chi detiene l’autorità su di noi. 

In questo modo, se il nostro genitore era assente o passivo, la nostra autorità interna, probabilmente, sarà altrettanto carente. 

Se il nostro genitore era solito suscitarci vergogna o criticarci, nella nostra mente rimarrà impressa la sua voce critica e ci accompagnerà in ogni momento della nostra vita. 

Se il nostro genitore ci ingannava o era ambiguo, saremo bravissimi a sfuggire e manipolare gli altri e noi stessi.

Come si può analizzare l’influenza dell’autorità sulla propria vita?

Per analizzare l’influenza dell’autorità sulla vostra vita potete porvi alcune domande:

  1. Qual era la figura autoritaria più importante durante la vostra infanzia?
  2. Che sentimenti provavate nei confronti di questa persona?
  3. Obbedivate per rispetto o per paura? 
  4. Reagivate a questa autorità? Se si, in che modo? 
  5. Attualmente, quale forma assume nella vostra vita l’autorità interna? A chi si conforma?
  6. Tendete a seguire questa autorità interna o a ribellarvi? 
  7. Come potreste armonizzare questa autorità con la vostra vita?
Eccesso e carenza

Sebbene un terzo chakra in eccesso possa far pensare ad una abbondanza di potere ed energia, in realtà compensa la sensazione di potenza sminuita o non riconosciuta. 

Per superare le sensazioni di abbandono, trascuratezza, abuso e debolezza, si verifica un attaccamento eccessivo al potere, al controllo e un rinforzo dell’autostima. Si viene a creare così un falso sé che ha bisogno, per nutrirsi, dell’approvazione degli altri. 

Una persona con il terzo chakra in eccesso è dominata da una volontà rigida che se minacciata può sfociare in rabbia o al contrario in paura. 

Una volontà eccessiva ha il costante bisogno di avere il controllo di se stessa, degli altri e delle situazioni. Si veda il caso di un manager che tende a tenere sotto controllo le situazioni, ossessionato che tutto vada bene. 

A livello interno, l’eccessiva volontà può assorbire energia vitale da quasi tutti gli altri chakra; a livello esterno, un terzo chakra in eccesso ha la tendenza ad abusare del potere poiché deve compensare con un’autostima carente e questo bisogno di potere calpesta altri valori come ad esempio l’amore per se stessi, la comprensione o la compassione. 

Le persone con un terzo chakra carente solitamente manifestano una mancanza di vitalità, di autodisciplina, una volontà debole e mancanza di spontaneità.

Queste persone tendono ad essere facilmente manipolate dagli altri e ad assumere il ruolo di vittima. Inoltre, spesso è presente la depressione poiché l’energia del corpo è completamente depressa e trattenuta, spesso bloccata da sentimenti di vergogna. 

Infatti, queste persone tendono ad apparire timide e riservate, tendono ad evitare il confronto specialmente quando si tratta di esporsi in prima persona e preferiscono seguire le regole e compiacere il prossimo. 

Un terzo chakra carente è caratterizzato dalla mancanza di aggressività verso l’esterno a causa di una carenza di energia o di un blocco di questa legato alla vergogna. 

In conclusione, un terzo chakra carente o in eccesso è attratto da stimolanti come caffeina, cocaina o anfetamine. Nel caso di una carente, gli stimolanti aiutano il sistema a sentirsi normale; nel caso di un eccesso, aiutano a continuare la sua costante attività.

È importante ricordare che possiamo avere un chakra che presenta sia strategie di carenza che di eccesso e che tutti questi comportamenti sono volti a compensare le profonde ferite dell’autonomia e dell’autostima. 

Riequilibrare il terzo chakra

E’ fondamentale guarire il terzo chakra per equilibrare l’energia all’interno del nostro corpo e per poter vivere la nostra vita con la giusta responsabilità e libertà. 

Per fare questo dobbiamo lavorare sull’energia all’interno del corpo e sull’espressione di questa energia nel mondo esterno. 

Carenza

Se il terzo chakra è carente, l’energia deve essere accumulata lentamente come se si alimentasse un fuoco. 

Un terzo chakra carente ha bisogno di affrontare la vita con strategie che diano nutrimento e sostegno. 

A questo punto potete chiedervi: quali sono le attività che più mi danno energia? Quali quelle che mi fanno sentire più prosciugat*?

Cercate attività che vi diano energia e dedicate loro maggior tempo.

Anche le sfide e le difficoltà possono aumentare la nostra energia, purché non siano troppo travolgenti.

Prendete consapevolezza di quello che vi accade quando dovete affrontare il vostro capo o un collega o una qualsiasi altra situazione che vi ha sempre un po’ intimoriti. Potreste provare agitazione, ansia, tremore alle gambe che possono essere legati ad un senso di paura o vergogna ma, al contempo, attivano uno stato di energia e di vitalità intensi.

Chi ha un terzo chakra carente deve impegnarsi per rafforzare la propria volontà, sia accrescendo la propria energia fisica, sia ponendo un’attenzione cosciente sui propri scopi e desideri.

In generale, chi ha un terzo chakra carente ha difficoltà ad avere il controllo della propria vita, per questo può essere utile scrivere la propria routine per accrescere la sensazione di forza e controllo e aumentare la fiducia in se stessi.

Eccesso

Quando il terzo chakra è in eccesso, vuol dire che c’è troppa energia che il sistema non è in grado di gestire e che deve distribuire agli altri chakra. 

Per questo motivo, solitamente, con un terzo chakra in eccesso si va a lavorare su tutti gli altri. 

Quando il terzo chakra è in eccesso ha bisogno di rilassarsi, lasciare andare il controllo e il modo migliore è attraverso la meditazione guidata che permette di stabilire un contatto profondo con il corpo e la mente, calmandoli. 

Prendersi del tempo per non fare nulla, senza porsi degli obiettivi, permette al terzo chakra di disimpegnarsi dalla sua costante modalità del fare ed entrare nella modalità dell’essere. 

Per le persone con un terzo chakra in eccesso sarà difficile prendersi del tempo libero e accetteranno questa condizione solo nel momento in cui capiranno che, in realtà, stanno facendo qualcosa per migliorare la propria salute. 

Altre modalità per curare il terzo chakra

Rinunciare a ciò che è sicuro

Per curare il terzo chakra è importante rinunciare a volere che tutto sia assicurato in anticipo e accettare che si possa essere criticati, respinti o addirittura fallire. 

Dobbiamo accettare il fatto che il mondo non è sicuro; accresciamo la nostra potenza accettando le sfide e risolvendole con successo. Dobbiamo accettare di correre dei rischi, di allontanarci da ciò che ci è familiare per poterci espandere verso l’esterno. 

Lavorare con la rabbia

La rabbia è un’emozione fondamentale per il terzo chakra e, quando bloccata, può creare condizioni di carenza o eccesso. 

Se sperimentiamo rabbia di frequente, ci troviamo a vivere in uno stato di sovraccarico e se quella energia non viene espressa si accumula e rimane bloccata nei muscoli sotto forma di necessità di controllo o ipertensione. 

La rabbia bloccata è spesso uno dei fattori dell’obesità; liberare la rabbia spesso migliora il metabolismo e aiuta a stabilizzare i problemi di peso. 

Per esprimere la rabbia bisogna andare a vedere che cosa l’ha provocata, valutare quali situazioni siamo stati costretti a sopportare e riappropriarci del diritto di opporsi a quegli abusi di potere che ci hanno ferito. 

Sconfiggere la vergogna

La vergogna, sia nel caso di un terzo chakra in eccesso che carente, è sempre pronta a attaccare la sua povera vittima ogni volta che si verifichi qualche errore. 

E’ importante riconoscere la voce ipercritica nella nostra testa che ci ricorda ogni volta “sei un* stupid*. “Non sai fare niente”. “Non riesci mai a fare nulla di buono”.

Così facendo, viene continuamente minato il senso di autostima.

Ma dov’è quella voce ribelle che risponde “ci sto provando e anche se non do il massimo va bene uguale”. “Sto facendo del mio meglio”. 

Non c’è! E questo perché non siamo abituati, nessuno mai ce lo ha insegnato.

Dialogare con il proprio bambino interiore è quanto di più prezioso possiamo fare per noi stessi. 

È necessario che la parte adulta parli alla parte bambina rassicurandola che non è stata colpa sua, che non ha commesso niente di sbagliato o che è perdonata. 

Solo così facendo possiamo mandare tutta la nostra compassione al bambino che eravamo, dissipare la vergogna e aumentare l’autostima.

Quando ciò che mi è stato fatto mi è stato fatto per il mio bene, allora ci si aspetta che io accetti questo trattamento come parte essenziale della vita e non lo metta in discussione.

Alice Miller

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Flavia R. Pinto
Flavia R. Pinto
Flavia Romana Pinto psicologa, psicoterapeuta in formazione ha seguito gli studi in neuroscienze per poi virare verso la terapia cognitivo comportamentale. Insegnante yoga mindfulness, due pratiche che ha voluto unire alla terapia cognitivo comportamentale dati gli enormi benefici riscontrati in primis su se stessa e la sua ferma convinzione dell'importanza del benessere della persona a 360 gradi.

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